Promuovere la lettura in un contesto digitale

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[Jannis Kounellis, Sarajevo]

La lettura è una delle invenzioni più straordinarie della storia

Ogni giorno leggiamo tantissimo. Leggiamo molto più di quello che pensiamo. Leggiamo libri, articoli per tenerci informati, leggiamo documenti, appunti, messaggi sullo smartphone,  libretti d’istruzioni, contenuti calorici degli alimenti, cartelli stradali. Essere un cittadino consapevole e attivo all’interno della nostra società significa in primo luogo dover imparare a leggere. Le ricerche statistiche sulla lettura ci informano che leggiamo sempre meno libri, ma nel complesso, l’attività della lettura è diventata assolutamente necessaria per vivere, lavorare e integrarsi nella nostra società. Eppure non è sempre stato così. Siamo così abituati a dare per scontato la lettura che facciamo fatica a immaginare un modo diverso di leggere o un mondo in cui la conoscenza si basi su altre forme di trasmissione del sapere, quella orale per esempio.

Il nostro cervello non si è sviluppato presentando l’innata capacità di comprendere e tradurre dei simboli scritti. Ma si è plasmato nel corso del tempo affinando questa capacità. Ce lo ricorda la neuroscienziata Maryanne Wolf: «Non siamo nati per leggere. È passato solo qualche migliaio di anni dall’invenzione della lettura. L’invenzione ha portato con sé una parziale riorganizzazione del nostro cervello, che, a sua volta, ha allargato i confini del nostro modo di pensare mutando l’evoluzione intellettuale della nostra specie. La lettura è una delle invenzioni più straordinarie della storia.»

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[Mel Bochner, Support]

Il supporto non è neutrale

Il supporto che veicola il contenuto è uno dei fattori che può influenzare il nostro modo di percepire un testo, e quindi di leggere. Il supporto del contenuto influenza la situazionalità di lettura ma anche le modalità in cui il testo viene scritto e pensato dal suo autore.

Il supporto non è neutrale. Ogni supporto ha delle caratteristiche e delle situazioni d’uso differenti. Lo ribadisce anche Gino Roncaglia: «il supporto usato per la scrittura risulta funzionale rispetto a certi tipi di testo e di situazioni. Ecco perché a nessuno verrebbe mai in mente di incidere un romanzo su pietra, o di scrivere una targa su un foglio di carta.»

David Weinberger ne La stanza intelligente arriva ancora più avanti nell’affermare che l’intero funzionamento del nostro sistema di conoscenze si è plasmato sulle caratteristiche del supporto che abbiamo utilizzato per trasmetterlo: la carta.

In sostanza, secondo Weinberger, se volessimo condividere un’idea attraverso un libro di carta dovremmo pensare e organizzare il contenuto attraverso le caratteristiche del libro: dovremmo cercare di dargli una forma lineare, di suddividere i concetti principali per capitoli tematici e di essere il più esaurienti possibile in virtù del fatto che la carta (a differenza della Rete) non permette collegamenti ipertestuali. E così via.

Insomma, la forma che daremo alla nostra idea dipende dalle caratteristiche del supporto che andremo a utilizzare.

E il modo in cui tenderemo a pensare alla conoscenza dipende dalla forma che daremo alle nostre idee. Spesso sottovalutiamo l’importanza del supporto e l’influenza che può avere nella nostra percezione di come funziona la conoscenza.

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Leggere in digitale

In un contesto informativo caratterizzato dalla compresenza di diversi media come quello digitale, il lettore “surfa” continuamente tra i contenuti. Legge lo status di Facebook di un amico, clicca su un articolo postato dalla pagina Facebook di una testata giornalistica per ritrovarsi poco dopo su una voce di Wikipedia e qualche secondo più tardi su un video amatoriale di Youtube. Il lettore si sposta velocemente da un contenuto all’altro, senza sapere dove lo porterà il link successivo.

Il lettore digitale naviga ininterrottamente e si appropria dei contenuti che fruisce.

Il professor George Landow coniava il termine “wreaders” per identificare una nuova tipologia di lettore, invadente e aggressivo con il testo, un lettore che entra nel punto di ingresso che preferisce e decide da solo dove recarsi, crea i propri collegamenti e costruisce il suo percorso di lettura indipendentemente da quello proposto dall’autore. È un lettore che ha piena padronanza del testo e viene stimolato a spostarsi verso qualcosa di sempre nuovo.

Ne parla ancora David Weinberger: «Le citazioni nei libri sono come chiodi […] tentano di tenere il lettore all’interno dell’articolo, pur fornendo l’indirizzo dove reperire il materiale originale (a beneficio del ricercatore particolarmente motivato). Su Internet i collegamenti ipertestuali non sono chiodi ma inviti.»

I link ci invitano a spostare l’attenzione verso un nuovo contenuto, ci invitano a uscire dalla pagina web per trovare ulteriori informazioni, in una ricerca potenzialmente infinita. I tempi di lettura non sono scanditi dalle pause del testo, ma è il lettore a decidere il momento in cui smettere di surfare tra i contenuti.

Su Internet tutte le forme di media concorrono tra di loro in una competizione sempre più stretta per conquistare una risorsa tanto preziosa quanto scarsa: la nostra attenzione.

La sovrabbondanza di fonti informative richiede capacità critiche e di selezione. In un mondo che corre sempre più veloce, leggere richiede troppo tempo per potersi soffermare su tutto.

La nostra attenzione è scarsa e diventa necessario saper selezionare le fonti pertinenti in linea con i nostri interessi. Il lettore digitale finisce per adottare delle strategie di lettura veloce: scannerizza i contenuti attraverso una prima rapida lettura per stabilire se valga la pena approfondire il contenuto con una lettura più immersiva.

Leggere in un contesto digitale porta il lettore a consumare sempre più contenuti da mobile e sempre più in modalità multi-tasking. «Il miglior dispositivo di lettura è quello che hai sempre con te» dichiarava qualche tempo fa Willelm Van Lancker (cofondatore di Oyster) sul Washington Post, in un articolo che prendeva in esame proprio la tendenza di leggere (in questo caso libri) dallo smartphone (in The Rise of Phone Reading). Il lettore digitale si rivolge allo smartphone quando è sul tram, mentre è in fila o in attesa, riempie i tempi morti della giornata leggendo dal dispositivo che ha sempre alla portata di mano.

La lettura entra allora in competizione con le altre forme mediali. Lo smartphone infatti permette l’acceso a tantissime altre attività e forme della comunicazione che concorrono per catturare l’attenzione del lettore. Giochi, Social Network, Email, messaggistica istantanea diventano forme alternative alla lettura.

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Promuovere la lettura in un contesto digitale

Ne parla Eric Shoup (Chief operating officer di Scribd) in How To Make Reading Relevant to Today’s Consumer: «La narrazione ha superato ogni rivoluzione tecnologica perché è insita nella natura umana. La vera domanda è come riuscire a conquistare i lettori del futuro, dato il cambiamento di abitudini nel consumo mediale.»

Da questa prospettiva non importa quale sarà il prossimo supporto (il libro di carta, lo smartphone, il blog o il social network ecc.), ma la volontà del lettore di consumare storie. Come invogliare il consumatore digitale alla lettura quando è sommerso da una marea di contenuti multimediali?

Secondo Shoup è l’industria culturale che deve adattarsi alle nuove abitudini dei consumatori mediali. «Osservati dai nostri schermi digitali tutti i contenuti scritti sembrano uguali. Quale migliore occasione per gli autori e gli editori di catturare l’attenzione dei lettori?»

Dal suo punto di vista il modo migliore per incoraggiare alla lettura è utilizzare contenuti che sfruttino le caratteristiche della Rete e del digitale. Questo non significa che finiremo per rimpiazzare contenuti long-form con selfie e meme (Come smentisce una delle ultime ricerche del Pew Research Center sul consumo di contenuti long form). Al contrario, secondo Shoup i contenuti lunghi potrebbero trovare maggiore fortuna proprio grazie all’alternanza e all’integrazione con altre tipologie di contenuti, creando approfondimenti e dando la possibilità di scendere più in dettaglio nella storia. Uno degli esempi più riusciti (in questo caso di giornalismo) è un’inchiesta del New York Times del 2012 che ha fatto molto parlare di sé come esperimento mediale: Snow Fall: The Avalanche at Tunnel Creek.

«Nel mondo iperconnesso del web i libri dovrebbero essere a un click di distanza da tutti gli altri contenuti, e allo stesso tempo dovrebbero prevedere la possibilità di cliccare fuori dal libro. […] La storia non deve necessariamente finire alla fine del libro.»

Il modo per promuovere la lettura, per come lo descrive Shoup, sembra qualcosa che si avvicina alle forme di narrazione transmediale descritte da Henry Jenkins. Una narrazione che si muove tra diverse tipologie di media, un mondo quasi autonomo che permette di entrare da diversi punti di ingresso e lascia all’utente la possibilità di scegliere il livello di profondità nella conoscenza e nell’immersione nella storia. Con l’aiuto dei Big Data gli editori potrebbero conoscere molto meglio i gusti dei lettori, trovare nuove audience e nuovi modi per coinvolgerle attivamente. Magari utilizzando il social reading o attraverso meccanismi di Gamification.

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20. giugno 2016 by Francesca Carabini
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