Editoria digitale: quando il lettore è il protagonista della storia

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Ho intervistato Fabrizio Manili, per parlare di una delle sue attività, Fabrizio realizza libri personalizzati. Libri scritti su misura per i lettori. Il nome del sito e della firma (fabbroscrivano.it) la dicono lunga sul suo orientamento laico verso la scrittura e verso la pubblicazione. «Non voglio pubblicare un libro e venderne migliaia di “copie” – scrive – preferisco pubblicare migliaia di libri e venderne una sola copia ciascuno».

Nelle sue mani la pubblicazione, così come la scrittura, diviene un servizio offerto ai lettori su richiesta. Se (per dirla con Clay Shirky) la pubblicazione diventa un pulsante e si avvicina potenzialmente a chiunque, il valore attribuito a tale processo può acquisire inedite variazioni. Ne avevamo parlato anche qui: 7 modi in cui il self-publishing può cambiare l’editoria.

 

LA STORIA

download«Dieci anni fa – racconta Fabrizio ho iniziato a scrivere dei racconti personalizzati per i bambini; inventavo delle storie per loro, dopo aver raccolto informazioni intervistando i genitori, i nonni, gli zii e li facevo diventare i protagonisti delle storie. Li scrivevo a mano; su carta pergamenata, con una certa cura e, naturalmente un dispendio notevole di energie e tempo.

Ho scritto in questo modo, oltre 150 racconti, distribuiti ad altrettanti bambini.

Nonostante la richiesta fosse in continua crescita però, sono stato costretto a sospenderla, per mancanza di tempo. Lo scorso anno, ho deciso di pubblicare con Amazon (con Kindle Direct Publishing, la piattaforma di self-publishing di Amazon) una raccolta di racconti in ebook. Immediatamente dopo, un paio di vecchi clienti mi hanno chiesto di poter avere una copia di quello stesso ebook, ma personalizzato sui propri figli come protagonisti.

La voce si è sparsa un po’ e ho ricevuto ulteriori richieste ma soprattutto per libri cartacei. Per questo, ho creato un piccolo sistema di personalizzazione di alcuni miei precedenti racconti, l’ho automatizzato e messo a disposizione in rete.»

Non stupisce che le domande si rivolgano principalmente al formato cartaceo, del resto si tratta di un servizio che non si basa sulla sola richiesta di lettura, ma che si lega con forza alla fisicità del supporto.

«Le vendite sono quasi unicamente in formato cartaceo. L’idea che mi sono fatto io è che un prodotto “personale”, per essere percepito come tale, ha bisogno di una certa materialità, per essere unico, non replicabile». Ma per ottimizzare tempi e costi ha fatto ricorso a servizi di print on demand e remote printing. «Un libro così è un oggetto che trasferisce il proprio valore dall’autore al lettore in modo immediato e sostanziale. Non è il libro di Fabbroscrivano, ma il libro di Marco, Giulia, Francesco, ecc. Più raro, leggendolo, che si pensi all’autore, molto più facile pensare invece al protagonista».

 

31[Alicia Martin]

 

Servizi di questo tipo non sono nuovi, anche i vecchi negozi fotografici erano in grado di realizzare album personalizzati delle vacanze, e costruire attraverso delle immagini una narrazione personale dove i committenti ne divenivano i protagonisti. Si tratta ovviamente di prodotti estremamente personalizzati, rivolti non soltanto a una nicchia ma un gruppo precisamente definito di persone. E quando i costi di realizzazione si riducono, e il sistema si sposta sul digitale è possibile renderlo automatizzato, semplice e veloce. E, in casi come questo, sono gli stessi lettori a divenire i protagonisti della storia mentre l’autore può perdere la sua tradizionale centralità, più simile a un esecutore.

 

RIFLESSIONI

Chiaramente si tratta di un caso limite e rappresenta un prodotto editoriale particolare, che non interesserà tutti. Ma ci permette di sviluppare due riflessioni:

  • Il sistema di pubblicazione vissuto come un servizio: perdita del valore culturle del processo. Il self-publishing permette di ampliare la definizione di pubblicazione, intesa sia come servizio verso gli autori che si vogliono auto-pubblicare ma anche in un senso più ampio. Un esempio ci è fornito dal progetto Alexandria, una piattaforma di self-publishing per la condivisione delle risorse didattiche create in classe e a libero utilizzo delle scuole. L’attività di Fabrizio Manili invece utilizza il self-publishing in una modalità ancora differente. Ma potrebbe essere utilizzato anche dalle aziende, o in tantissimi altri contesti. Il punto è che la pubblicazione di un libro può, in questo modo, perdere il suo originario valore culturale, il prestigio che le è sempre stato riconosciuto. Mi viene in mente in proposito un articolo di Clay Shirky sulla disputa tra Amazon e Hachette (in Amazon, Publishers, and Readers). Letizia Sechi ne ha tradotto in Italiano alcuni punti salienti (in Si scrive prezzo, si legge prestigio: Clay Shirky sul caso Amazon-Hachette). Scrive: «Superficialmente il tema sono i prezzi, ma guardando oltre si tratta di prestigio. Se Amazon la spunta (ricordiamo che il principale servizio di self-publishing è proprio quello di Amazon), dire “ho pubblicato un libro” non genererà più capitale culturale del dire “ho parlato al microfono”.»
  • L’importanza delle narrazioni. A questo proposito mi viene in mente un libro appena terminato: L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani di Jonathan Gottschall. L’autore mette in evidenza come la nostra cultura, e in primo luogo l’essere umano in sé, siano profondamente segnati e influenzati dalla produzione e dalla condivisione delle storie. Un istinto alla narrazione, che ci accompagna dai giochi infantili al sogno, dalla ricerca di svago con un libro o un film attraverso la costruzione del sé e della propria autostima. Le storie secondo Gottschell fanno parte di una fondamentale necessità umana e ci ha permesso di evolverci come specie. Le persona amano le storie, adorano immedesimarsi in esse, spesso divenendone gli stessi protagonisti. Così come avviene, in modo diverso, nei giochi di ruolo e nei videogame. I libri personalizzati forse possono rientrare in quello che Gottschell chiama “bisogno” naturale, la necessità umana di costruirsi delle narrazioni personali. Scrive:

«Ci pensiamo come molto solidi e reali. Ma i nostri ricordi vincolano la nostra autocreazione meno di quanto crediamo, e sono costantemente distorti dalle nostre speranze e dai nostri sogni. Fino al giorno in cui moriremo, viviamo la storia della nostra vita. E, come un romanzo in corso di stesura, queste storie cambiano ed evolvono in continuazione, vengono corrette riscritte e abbellite da un narratore inaffidabile (noi). Siamo in larga misura, le nostre storie personali. E sono storie più verosimili che vere».

book invasion tom gauld [Book invasion, Tom Gauld]