7 Modi in cui il self-publishing può cambiare l’editoria

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[Tom Gauld, Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo]

Il self-publishing è un fenomeno molto di moda in questo momento, in particolar modo in America dove autori come Amanda Hocking, John Locke o il più recente Hugh Howey hanno dato maggiore legittimità a quello che inizialmente veniva definito “vanity publishing”. Molte le reazioni, spesso negative e di snobismo davanti a un processo che permette, per dirla con Clay Shirky, di rendere la pubblicazione un pulsante, e di portarla potenzialmente alla portata di tutti.

Ma come si riflette questo meccanismo sul settore editoriale?

Mark Coker, CEO di Smashword, piattaforma americana di self-publishing affrontava indirettamente l’argomento all’inizio dell’anno, nelle sue previsioni sull’editoria per il 2014: 2014 Book Publishing Industry Predictions — Increased Competition Between Traditional Publishers and Indie Authors. Ma, al di là di alcune previsioni ottimistiche e che probabilmente si adattano meglio alla situazione americana, Coker offre alcuni spunti di riflessione che potrebbero essere interessanti. Anche Alison Baversotck dal Guardian (versione UK) aveva affrontato l’argomento in Ten ways self-publishing has changed the books world. L’articolo risale a un anno fa, che per la vita di una notizia può sembrare un tempo molto lontano, ma è il caso di sottolineare che nei paesi anglofoni come America e Inghilterra, il self-publishing presenta una situazione più definita e maggiormente sviluppata.

 

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Alcune riflessioni organizzate in 7 punti:

  • «Il fallimento non è più un’opzione»: «La prossima generazione di scrittori – scriveva Mark Coker – potrà iniziare a scrivere un libro con la piena fiducia che in un modo o nell’altro, verrà pubblicato. […] Una volta che uno scrittore si rende conto che il potere si è spostato dagli editori agli scrittori, si apre per lui un nuovo mondo di possibilità». Se il self-publishing, afferma Coker, può rappresentare una palestra di allenamento per l’autore emergente, l’autore affermato, avrà la possibilità di scelta tra le due opzioni, considerando che il self-publishing permette di avere maggior controllo su tutto il lavoro oltre che delle percentuali sulle vendite molto più alte. L’editore, nel self-publishing, non rappresenta più il filtro di accesso all’editoria e questo cambia le dinamiche nel rapporto con gli autori.

 

  • Il nuovo spietato giudice è il lettore: «Sono finiti i tempi in cui riponevamo piena fiducia nelle scelte degli editori e degli agenti, nel fatto che conoscessero perfettamente i gusti di tutti, quello che volevamo (o dovevamo) leggere. – scrive Alison Baversotck – E sapessero individuare tutto ciò che meritava la nostra attenzione». Ora sono i lettori, in base ai loro personali gusti, a determinare il successo di un autore piuttosto che di un altro. E le informazioni sulle preferenze dei lettori forti, molto più accessibili grazie agli strumenti digitali e ai social network, diventano il nuovo centro di interesse delle grandi casi editrici. Ne è un esempio la recente acquisizione del social network della lettura Anobii da parte del Gruppo Mondadori: Mondadori compra Anobii.

 

  • Il problema dell’autore diviene farsi trovare: Se tutti possono pubblicare un testo, il numero di libri in circolazione diventa sempre più numeroso, e la concorrenza sempre più serrata. La difficoltà per un autore non risiede più nella pubblicazione, ma nel riuscire a emergere in tanta concorrenza, nel riuscire a farsi trovare dai lettori. perché come ci ricordava Jane Friedman in Audience Development: Critical to Every Writer’s Future «pubblicare un libro NON significa avere dei lettori». Il nuovo problema degli autori indipendenti (ma non solo) si chiama discoverability: What’s the Key to Solving the Book Discoverability Problem?.

 

  • Il marketing entra a far parte dei compiti dell’autore: L’autore, attraverso il self-publishing acquisisce maggiore consapevolezza del proprio lavoro, viene coinvolto all’intero di tutto il processo editoriale, dalla scrittura fino al marketing, argomento che spesso rappresenta un tabù, se associato ad attività creative o (presunte) artistiche. Ma il marketing dell’autore non ha nulla a che vedere con l’idea che viene spesso associata alla parola “marketing”. Si tratta di coltivare una rete di relazioni, attraverso la costruzione di una solida Author Platform «se sei un autore – scrive Marc Coker – la tua platform rappresenta la tua abilità di raggiungere i lettori».

 

  • «Gli editori rivaluteranno il loro approccio al self-publishing»: Secondo Mark Coker il fenomeno non può più essere ignorato dagli editori, che, invece di denigrarlo, dovrebbero sfruttarne le potenzialità. Anche Letizia Sechi ne parlava alla fine del 2013 in un articolo molto ben fatto: 5 cose che un editore avrebbe già dovuto imparare dal self-publishing. Scrive: «Il self publishing, piaccia o no, è stata una forte leva di cambiamento nell’editoria, dal 2011 in poi, e in vari modi: nelle relazioni tra autore ed editore e tra autore e lettori; nella dinamica dei prezzi, specialmente per gli ebook; nell’aumentare dell’offerta di titoli pubblicati. Ci sono molte lezioni che gli editori avrebbero già dovuto imparare dai (bravi) self publisher, ma non solo non sembrano essere ancora nel loro radar: prevale spesso un atteggiamento di superiorità miope e pericoloso rispetto al fenomeno».

 

  • La pubblicazione può essere un servizio: In un contesto in cui la pubblicazione diviene alla portata di tutti, può cambiare anche il valore che le viene attribuito. Il self-publishing in questo senso ne può ampliare i campi di applicazione sfumandone il significato. E in alcuni casi può divenire un servizio, per gli autori (Amazon Publishing: Authors Are Customers) ma non solo. Un particolare esempio di come il servizio di pubblicazione online può essere utilizzato è Alexandria, la piattaforma di self-publishing nata per la condivisione delle risorse didattiche e sviluppata da un progetto di Agostino Quadrino.

 

  • Maggiore consapevolezza digitale. Sebbene sia possibile pubblicare un testo anche in carta, Il self-publishing basa essenzialmente le sua forza innovativa sugli strumenti digitali, avvicinando ulteriormente lettori e autori all’editoria digitale, all’utilizzo (oltre che alla creazione) degli e-book e della lettura in digitale e a una maggiore consapevolezza.

 

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Il self-publishing, lo si voglia o meno, può cambiare alcune regole del gioco svecchiando il sistema editoriale e modificando alcune dinamiche nei rapporti tra gli agenti in causa: autore, editore e lettore. Ma per poterne cogliere le potenzialità, è necessario in primo luogo osservare il fenomeno con occhio clinico e soprattutto neutrale.

Ultima fonte proposta, sempre di Mark Coker: 10 Reasons Self Publishing Authors Will Capture 50 Percent of the Ebook Market by 2020.

15. aprile 2014 by Francesca Carabini
Categories: Editoria digitale | 2 comments

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